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mercoledì 10 ottobre 2012

Memories.


Barberino del Mugello, in piazza 

t’amai molto di più che da morire

t’amai molto di più che da morire
fu da risuscitare
l’amore che t’amai

risuscitai

tu m’ammazzasti poco dopo
con quella leggerezza che tu sai
con un sorriso, un gesto, un forse
un mai

non mi ricordo più che occhi tieni
né la tua voce
come ti muovi o che profumo fai


e ora basta con queste rime del cazzo
di merda ne è passata sotto i ponti
ma un bel vaffanculo retroattivo
non te lo toglie nessuno
non certo io
dio mi fulmini


Guido Catalano

sabato 19 novembre 2011

Scolorimenti.


Dell'opera scaturita da questa bozza non resta nulla o quasi, perché se ne stava sul muro di cemento che dal palazzetto dello sport gira intorno al campo di rugby. C'era questa e ce n'erano molte altre, tutte in fila, una vicina all'altra.Questa lunga, le altre racchiuse negli spazi brevi e regolari. Ricordo di aver camminato nel piazzale appena qualche giorno dopo la manifestazione e aver guardato tutti quei murales pensando che comunque era un muro di merda, di cemento, brutto e per di più ondulato. E che l'opera di abbellimento era riuscita solo a mezzo. Del lavoro di Berti ricordo qualcosa vagamente, era il più grande tra tutti. Di sicuro so quando poi, dopo anni, ho riguardato quel pezzo di muro regalato alla città, ormai scrostato e pieno di tag, quando sapevo che cosa stavo guardando e mi chiedevo come si fa a buttar via così un'opera d'arte.


Vinicio Berti disegna una mappa dei miei luoghi e dei miei tempi e spunta più volte, a caso, nella mia storia. Nella mia libreria, in un libro di poesie che amo tanto, c'è un suo ritratto.

A Vinicio

Al mercato
ti ho visto
tra la folla
gli occhi puntuti
dietro gli occhiali spessi
un tale ti parlava concitato
di politica e d'arte
gesticolava
tu con un sorriso
dolce e lontano
perduto
nel tuo mondo di luce
Ti ho visto
al mercato
eri solo,
come un'aquila
alto stendevi
le penne
sopra la folla

Firenze, 1982


Amina Lafont Calderara



venerdì 11 novembre 2011

Underground.


Poesia d'amore per la mia gente

non lasciate
che lampade artificiali
disegnino strane ombre
di voi
non sognate
se volete che i vostri sogni
s'avverino
sapevate cantare
anche prima che
vi venisse rilasciato un certificato di nascita
spegnete lo stereo
che questo paese vi ha dato
è fuori uso
il vostro respiro
è la vostra terrapromessa
se volete
sentirvi davvero ricchi
 guardatevi le mani
è lì
che si trova
la definizione di magia

Pedro Pietri 

(Tratta da da Scarafaggi metropolitani e altre poesie, traduzione e cura di Mario Maffi, Baldini&Castoldi, 1993)

domenica 16 ottobre 2011

Bilanci.








Nulla è in regalo


Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo,
sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

E' così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

E' troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
Mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
Tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
Ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L'inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
Dove, quando e perché 

Ho permesso che aprissero
Questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
noi la chiamiamo anima.
E questa è l'unica voce
Che manchi nell'inventario.



Wislawa Szymborska




Perché quando la realtà carambola, le parole si capovolgono a stravolgere la percezione degli avvenimenti e si assiste impotenti a un film già visto, bisogna in qualche modo salvarsi, ripartire da un soggettivo, da una scintilla, da un briciolo di bellezza che non permetta di naufragare nella disperazione. Esiste, un altro mondo possibile. 

mercoledì 7 settembre 2011

Epiloghi.

La madonna nera

perché anche i duran duran dalla radio
hanno superato il tunnel del giro boia di boa
del millennio
così, è un gioco che faccio ultimamente
di vedere chi c’è rimasto nel secondo atto
dopo il grande crollo
faccio la conta e dico:
“be’, io ci sto, e freak, e paolo poli;
tondelli, pazienza, bellezza, freddy e cobain invece non ce l’hanno fatta
però bowie sì – anche se è di quelli
invecchiati male come me –
fiumani presente…
i depeche mode e i cure ci stanno…”
io mi dicevo pure rimuginandoci…
insomma non so se ho ricordato tutti nell’appello ma un po’ di ordine andava fatto
e sì insomma la musica
e sì se devo dire di qualcosa
che per metafora assomigli a dio
direi la musica
non che in dio io ci creda
ma diciamo così come modo di dire
che la musica è il modo in cui
mi immagino il paradiso
dove il corpo è lasciato al guardaroba
e si entra così vestiti di nientezza
o si resta solo tra i neuroni dei viventi
il dna dei figli le proprie opere e poco più
così la bambina beata sulla spiaggia
quasi nera quanto l’icona veneranda
ha già capito che suo
evangelicamente
è questo mondo

Massimiliano Chiamenti

sabato 12 marzo 2011

Chicchere.


Per quanto l'ho pagata probabilmente l'ideogramma significa roba tipo Scemo chi legge o anche di peggio. Ho letto questo bevendo un Roiboos, appena rientrata, stanca e infreddolita. E l'ho trovato bellissimo e degno di essere condiviso.

domenica 20 febbraio 2011

Scatologia.

Confessione di un teppista

Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L’autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell’ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull’insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l’odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d’ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d’aprile la nebbia e l’umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S’è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d’un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d’oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell’erba la falce dell’aurora…
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m’importa, se ho l’aria d’un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M’occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura

Verso il paese per cui navighiamo.

Sergej Esenin


Per l'odore del letame dei campi nativi, per la bovazza, per la boassa in bosco. Aveva ragione Rabelais, anche i nostri ricordi più amati a volte si accompagnano alla merda. O alla merdra, volendo mettercene un altro nel mezzo.

martedì 25 gennaio 2011

Donne.

Seraphine de Senlis

Donna

Nessuno può immaginare

Quel che dico quando me ne sto in silenzio

Chi vedo quando chiudo gli occhi

Come vengo sospinta quando vengo sospinta

Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

Nessuno , nessuno sa

Quando ho fame quando parto

Quando cammino e quando mi perdo,

nessuno sa che per me andare è ritornare, e ritornare è indietreggiare

che la mia debolezza è una maschera e la mia forza è una maschera

e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere

Ed io glielo lascio credere

E creo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione

E ringraziassi e obbedissi

Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro

Sono libera nella vittoria e nella sconfitta

La mia prigione è la mia volontà!

La chiave della prigione è la loro lingua

Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio

E al mio desiderio non impartiscono ordini.

Sono una donna.

Credono che la mia libertà sia loro proprietà

Ed io glielo lascio credere

E creo.


J. Haddad (trad. Valentina Colombo)


giovedì 20 maggio 2010

Tranquille.

La buona voglia

Voglia mi prende d'una buona ragazza
Docile, che non faccia tante storie,
Di bianche cosce e di poppe tranquille.

Quando soffia la stufa e nel camino
Fa lume rosso il fuoco e fuori è sera
Sulla neve dei boschi e dei paesi
E piano piano filano i torrenti.

Io guarderei le braccia tonde e i gomiti
Svincolando le sottovesti e oh bella
Con qualche riso e la treccia che cade!

Di me contenta, io contento di lei,
Mi direbbe con un una voce saggia:
"Stai un po' buono" - e anche vorrei
Che parlasse senese o perugino.

Molte cose mi dimenticherei
Se avessi con me quella buona ragazza spogliata
Con le due due braccia lisce sul cuscino
Un poco addormentata e un poco sveglia.

Franco Fortini

martedì 12 gennaio 2010

Poesia incontrata per caso.

E' ora di trovare un posto
dove poterci scambiare silenzio.

E' ora di trovare un posto
dove poterci scambiare silenzio.
Ho chiacchierato senza posa
in sale insegnanti, corridoi,
ristoranti.
Quando non ci sei
continuo a conversare nella mente.
E anche questa poesia
ha quarantatré parole di troppo.

Eunice de Souza


(trad. it. Andrea Sirotti)

sabato 29 agosto 2009

Invito al viaggio

Tanto ignoto mi sei, e tanto mi commuovi,
principe espatriato da tutte le mie parole,
che il timore e l'anelo, simultanei, perseguitano
il tuo paradiso intatto.
E nascondi la testa tra baveri altezzosi,
con cura custodisci, nel fine braccio azzurro,
serrature di un regno artico e risplendente.
Sogno disabitato col suo peso di neve,
il suo marchiato stigma attraverso te scivola.
Bisogna diruparsi, il più solido muro
abbattuto, fino alla seduzione finale
del precipizio.
Ana Rossetti

Io molte cose non le capisco più. Sembrano mostrarmi piccole storture che fiaccano e demoliscono. La poesia è tratta da Imago passionis, le ho rilette e anche quel poco che al tempo mi piaceva, non mi risuona più. Scelgo questa che è invito al viaggio e dunque al movimento e alla trasformazione. Non trovo immagini di passione in un'aria di neve, non mi piace la seduzione come un precipizio, sembra tutto ruotare intorno a un senso di peccato, a un alito di morte. Come se sotto sotto, in fondo in fondo, ci fosse sempre uno zampino sporco. Come se la passione fosse solo l'espressione della bestia immonda che porta alla distruzione, il precipizio, come se l'algida solitudine di un regno che è paradiso intatto fosse la pulizia e la perfezione. Leggo così, senza criteri, un po' per sensazione, a immagini, non mi invita con questa partenza, rimango immobile. Ascolto l'eco del sogno, ci trovo tutto ciò che stamattina mi fa distante.