lunedì 16 gennaio 2017

Fastidi.


Che brutta cosa la mattina sentire subito lo sbatacchiare della malattia mentale.

Allora devi durare un po' di fatica e mettere in fila tutto quello che di meglio si è avvicendato negli ultimi tempi. E gli amici che sfidano il gelo, quelli che fanno a metà di un crostino, quelli che ti raggiungono anche all'ultimo momento, quelli che li senti cantare.

giovedì 15 dicembre 2016

Lost & Found


«Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure / quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo, / è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose, / mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi – / viola, arancione, verde, rosso e giallo, / colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo / a dare l’acqua col suo vecchio innaffiatoio – di nuovo bella, / serena, con una convinzione indefinibile».

Ghiannis Ritsos

Il fatto è, che se vuoi darti, e sempre se, ti devi prima ritrovare.



lunedì 12 dicembre 2016

Dicembre.


Come ogni dicembre, l'ombra. Forse sono soltanto le giornate troppo corte. O il non avere ancora una nuova vita, soltanto uno spazio tempo malgestito. E qualche volta temuto, subito, disertato. Sgomberare il tavolo, afferrare una scatola e affibbiargli un'etichetta: natale. E buttarci dentro nastri, etichette, fogli. Pensare "ci andranno dentro anche le decorazioni, poi" e trovare tutto strano. A villa villacolle le lucine erano tutto l'anno. Anche nella casina di legno: arrivavamo al buio dei giorni corti dell'inverno e c'era una virgola in fondo alla valle di lucine sghembe. Accese per me. Qui no. Mancano ancora, ma non perchè son rimaste da un'altra parte. Qui è un'altra storia, mi sa. E forse ancora mi mancano quel senso di gioco, la leggerezza, lo spirito del circo: ho una lampada di sale che a tratti si scioglie, lampade sparse con o senza cappelli e ancora manca l'abatjour in cima al letto.
Deve esser per quello che c'è tanta ombra.


domenica 4 dicembre 2016

Spazi.

Nonostante siano passati mesi ancora scatole, ancora cose non trovate, ancora spostamenti. Tento equilibri che si infrangono, cerco spazi che non mi concedo. Mi manca, a volte, tutto quel pedalare, il non avere sveglie, quell'andar fuori incontro a giornate inventate via via. Quella bohéme arrangiata, che richiedeva sforzo e faceva restar ritte leantenne. Quella ricerca che era prima di tutto un sezionarsi vivo, crudo, spietato, che fine ha fatto? Quell'ascoltare tutto, quell'ascoltarsi? Trovo il non voglio, chiudo le porte per ascoltare meglio. Echi, distanti, risuonano. Pochi attimi, svaniscono. Riaffiorano, si perdono. Un'altalena.
Come il desiderio.