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martedì 11 dicembre 2012

Riflessioni





Il segreto credo che stia tutto nel riuscire a rilassarsi. Nel saper mescolare le cose, nel vedere quello che non c'è, ma che c'è. Forse mi ha preso l'umido il cervello o mi soffoca le sinapsi lo sforzo del fegato stressato. Eppure giuro, era un pensiero profondo e articolato e con parecchio senso. 

domenica 9 dicembre 2012

Coincidenze.


E passeggiando entri nel Brighton Museum and Art e aggratis ti ritrovi in mezzo a questo e anche a molto altro:











La vaga impressione generale è che ci sia stata da parte degli eventi una certa... come dire... tendenza al farmi sentire a casa...

lunedì 14 maggio 2012

Di bellezze e alchimie.







Nella luce incerta della domenica mattina che da soleggiata si trasforma in nuvola, incrocio famigliole con bambini biancovestiti. Ancora esistono le comunioni? Lei la coroncina di fiori, lui un saio tristerrimo e l'altro, forse ospite, un calzoncino stile Giannino Stoppani. Mentre tengo d'occhio l'autonomia che scende penso a Giamburrasca e cerco una colonnina libera. Firenze sembra Trieste, mi ingozzo di polverone e rabbrividisco mentre attraverso le gabbie claustrofobiche per i tifosi. Nell'odor di panini con la porchetta sventolano sciarpe e bandiere viola intorno allo stadio. Ci fosse tempo per una passeggiata anche qua, in pieno komatsu a vedere il Berti scrostato dal tempo. Eh, quante cose vorrei farci entrare. Un po' si è dilatata, questa domenica, ma resta sempre un tempo limitato. Passo veloce da villa villacolle, mescolo ansietta e menefreghismo sano. Rilassati, mi ripeto, qualcosa succederà. Bus sfasati, banane invadenti, panzanelle volanti, corridoi affollati, coccole rigeneranti e incontri pelosissimi. E' stato bello, una sfilata di amici e la presenza di tante persone amate. Piccole tragedie e esplorazioni azzardate, registrazioni ancora da verificare e foto buie e tutte mosse in perfetto stilo non.blog. La giornata si è data forma da sola, forgiata dalla presenza di tante persone, dall'incontro di tante diversità. Tra le tante immagini quella più bella, spontanea e ricca, sicuramente il ragazzo di FuoriBinario con gli occhi sparluccicanti a guardare le danze popolari chiedendo se fossero balli ungheresi, che pure là ballano così... e la ragazza che dopo avergli tolto i giornali dal braccio lo ha invitato a ballare insieme agli altri. Ecco, in quel sorriso, in questa immagine, io ho trovato tutta la bellezza della giornata e il motivo per cui sono stata fiera di esser stata invitata a partecipare.

sabato 21 aprile 2012

Venghino siori Venghino!


E' arrivato anche questo appuntamento. Dopo il venerdì nero in cui abbiamo perso molti anni di vita all'apprendere che ci sarà uno sciopero dei treni (e io anche per aver assistito per 5 ore a una lezione di marketing sentendomi un'inetta), oggi tutto pareva che si svolgesse in un film di Walt Disney e ci mancavano solo i passerotti che mi svolazzavano intorno porgendomi il pluriball, le bullette, il martello. Doveva piovere e invece sole splendente tutto il giorno (o quasi). Trenitalia ci ha rimborsato i biglietti, abbiamo un accompagnatore perfetto e ho trovato pure il tempo di pittarmi gli unghioli e farmi i capelli. Parrucchiere cinese, shampoo con massaggio di 15 minuti, taglio e piega a dodici euro. Ritrovarmi una testa sfasata con ciuffo da emo, non ha prezzo. Domani insomma saremo a Milano, io con i miei troiai che negli anni han mantenuto la loro identità di troiai, Silvia con la sua capacità di spiegare quello che io non so esprimere, Isa con la matita pronta all'opera d'arte e ovviamente Marta, la padrona di casa! 
Io, se ci penso, O__O. Anzi con questi capelli direi che io, se ci penso   /__O. 

Meglio se faccio partire lo spot promozionale và.

ps. In questo post di IspirAzioni trovate anche altri eventi del FuoriSalone, in particolare in zona Porta Romana. Cartina alla mano, costruite il vostro percorso milanese...




Noi vi aspettiamo domani, domenica 22 aprile, dalle 13 alle 18


presso il negozio Mangiare e dimagrire


in via San Rocco 2 a Milano





MM Porta Romana (linea gialla)








qui il link di ATM per raggiungerci con i mezzi






giovedì 22 marzo 2012

Una goccia di Torino.


Avrei dovuto prendere la metro. Veloce veloce buttarmi nella città appena assaggiata. Passeggiare di nuovo sotto ai portici, respirare ancora un po' di quella discreta eleganza. Che in una passeggiata serale non è che ci sia entrato molto. 
Appena un giretto, un'occhiata alla Mole. Giusto il tempo per accorgersi di qualcosa per cui troviamo un solo nome: identità mantenuta. 













Ovunque sentore di "cura", pulizia, rigore. Atmosfera francese. Nella sera sfavillante di luci e pioggia il sapore d'altri tempi degli sporti in legno, dorature, insegne storiche. I caffé con le vetrine gioiose, ricche, dolcissime. Mai visto prima un McDonalds come quello intravisto a Torino. Impossibile non pensare, camminando, a Firenze. Firenze invasa dallo sporco, senza più mescite e vinai, senza più friggitorie, invasa da negozi e negozietti che smerciano cineserie, supermercati pachistani o da grande distribuzione. Torino, elegantissima. E dai, prendi la metro, vai a vederne ancora, di giorno! Ci sono i musei, le mostre, l'architettura! Invece no. Non piove. Torno nel verde. 











Mi riempio di prato, di rami che disegnano il cielo. Nessun rumore, nessuna fretta. Camminatori, qualcuno che corre. Il rumore del traffico è lontano e lo porta un ventolino appena freddo. Vicino, mentre una campana scandisce il mezzogiorno, pensionati discutono di calcio. Il cartellone del canestro rimbomba ad ogni tiro, il rimbalzare della palla scandisce il tempo. Grosse cuffie sulle orecchie, vestiti ampi, gioca, in lentezza. Tutti passano e ripassano più volte, fanno esercizio. Anche la signora che spinge la carrozzella è al terzo passaggio. I pensionati continuano, si scaldano, si lamentano. C'è un percorso che si chiama Miglio Rosa, una specie di percorso sicuro dedicato alle donne. Mi affiancano e passano chiacchierando. Ascolto i loro discorsi a stralci, ne prendo pezzi, le sbircio e ne rubo i sorrisi, le espressioni. Come cogliere fiori. Quando vado a sedermi caccio fuori il quadernino, prendo appunti, pianifico, provo a connettermi al wifi. Poi mi arrivano accanto quattro giocatori con un  grosso mazzo di carte. Non disturbano, ma mi distraggo. Non scrivo più, inizio a sentire appetito. Faccio appena due passi e c'è un posticino molto carino. Di giorno ristorante, di sera circolo. Mi piazzo accanto alla finestra, in una spera di sole, vicino a sedie e seggioloni. Ci sono un paio di divani, un biliardino (che poi sarebbe un calcio balilla, ma io l'ho sempre sentito chiamare biliardino). Un buon risotto, un buon caffè, un dolce ottimo in buona compagnia. Torno fuori poco prima che chiudano, mi trovo una bella panchina dove batta il sole. 



Medito sulle mie scarse doti di intraprendenza, sulla mia mancata esplorazione cittadina. Guardo il cielo, ascolto, mi sento immobile, qui e ora e niente altro, molto zen o forse solo senza alcuna vitalità, solo un arredo urbano. Io sono una panchina. 

giovedì 8 marzo 2012

La Bohéme.


Ieri ho scritto un post legando insieme l'aver fatto, con la foto del risultato, con ciò che era racchiuso in quell'oggetto. Le idee i pensieri, l'impressione. Ho poco tempo per fermare le parole, ho sempre fretta per il ruolino di marcia implacabile. Contemporaneamente ho scritto una cosa più stringata e meno cervellotica dove quel fare per me acquistava un senso. Eh già, perché le sedie le sedie le sedie, ma qua le cose prendono forma ed escono dalle mani. E così io faccio e penso follie ma Stima (che io sto a girare il gesso e a impiastricciare i pennelli, imparo il colombino e ho sempre addosso un grembiule e qualche bulacco con qualche colla a rinvenire), Stima dicevo, che è più centrata e svelta, ha dato al tutto un luogo dove ritrovarsi. E adesso c'è un blog Measachair. E' un progetto nato per caso, dalle chiacchierate, dalle risate improvvise e da un vaffanculo che mi è piaciuto molto. E allora dai, facciamo. Ieri non ci ho pensato a linkare il mio post al blog in questione, ho così poche visite. Ne ha più il blogghino neonato! E infatti i lettori arrivano a me da quello, è surreale ma vero. Tutto ciò non è da blogger professionista, va contro il web marketing 2.0, devo assolutamente prendere provvedimenti per questa mia cialtroneria! Ma è solo che ho la testa sempre altrove. Insomma, invece di tornare sul post e infilarci un link ho pensato che meritava una specie di benvenuto questo gioco un po' folle e in espansione. Che da vero progetto-sedia mi aiuta nei momenti di stanca e mi fa sentire come ben sorretta... Ci sono molte cose in ponte, ci sono cambiamenti in vista, progetti di vario tipo che comporteranno studio e anche pendolarismo. Non so come evolverà tutto. Di certo so che questo è stato il mese più divertente, creativo e ricco di slanci della mia vita! 

mercoledì 7 marzo 2012

Bambini.


Specchierina 25x25 pastiglia e colore

Qualche disegno, idee, proposte. Poi andare a mano libera e vedere cosa esce fuori. Pensavo al dialogo, pensavo ai bambini. E i colori son venuti così, delicati, buffi, accesi ma non sfacciati. Colori a tempera e cera, il tutto più soft possibile, perché in una cameretta non entrino orchi chimici e veleni. Ma sotto sotto, prima dei colori, prima delle composizioni, ho scoperto che hanno un perché anche quelle due seggioline che dialogano. Che una è alta, è l'adulto certamente e ha uno schienale che sembra la scala dell'evasione. Forse perché ha più esperienza o forse più bisogno di scappare. L'altra è piccolina, è il bambino e mi ricorda una seggiolina da campeggio: ricordi di aria aperta, quindi e libertà di scorrazzare senza troppi orpelli, seminudi e selvaggi. E ci ho pensato, dopo, a questa differenza. La prima cosa, o la più facile che viene da fare pensando a un "grande" e un "piccolo" della stessa razza, è riprodurre la stessa forma in dimensioni minori. Ma io pensavo ai bambini. E allora mi è sembrato necessario far due seggioline spaiate, diverse, anche se l'estetica è sballata. Perché un bambino non è un adulto in miniatura, ma una persona che sta crescendo. E' diverso, dal genitore. E' altro, con diversi bisogni e diverse esigenze e desideri differenti. E allora ha proprio un altro stile quella seggiolina piccola lì e non è neppure detto che mentre il dialogo si svolge lei stia ascoltando, forse sta invece parlando a quella vecchia sedia scolorata per raccontarle un altro mondo ancora. Quello possibile, quello nuovo, quello suo. Il mondo interiore dei bambini è un equilibrio fragile e in formazione, un tutto in potenza che deve sbocciare con l'aiuto degli adulti. Annullare il mondo interiore di un bambino è la violenza più grande e facile che esista. Per quel poco che ho visto passa dalle infinite impercettibili sfumature di quelle mamme che chiamano sempre i loro figli Mio figlio, senza dar loro un nome oppure ancora peggio  "Il mio", come se fossero oggetti e i loro mondi passassero in secondo piano di fronte al fatto di essere opera e proprietà di quella mamma lì, che senza l'identità di mamma e possidente e creatrice come donna non ha altro a cui appigliarsi per sentirsi "esistente". Ho pensato ai post di Maestrapiccola, di quando racconta bambini agghindati come fantocci pieni di scritte paillettes e borchie da genitori che ne fanno delle ridicole bambole. I bambini hanno bisogno soltanto di vestiti comodi per giocare, a loro non serve la divisa come ai punk, ai dark e agli emo. Ce l'hanno intero, il mondo, non gliel'ha ancora fatto a fette nessuno. Quisquilie, diciamo, piccolezze. Ho troppo poco tempo in questi giorni: fogli, treni, documenti, dorature, patine, ammanniture, telefonate. E così non ho avuto modo di approfondire. Ma dentro quella sedia lilla c'é anche la proposta dei due ricercatori italiani che hanno proposto l'infanticidio come "aborto post natale". Roba che fa accapponare la pelle e che non ho capito se fosse una follia totale o una provocazione per porre invece l'attenzione sull'evento della nascita.