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martedì 17 settembre 2013

Volterra.

Alle cinque del mattino, esci dai sogni agitata. Hai un appuntamento. Lascia perdere. Inventa un malore. Cambia destinazione. E' quello che penso? Mi sa che sì, si tratta di roba catartica. Caterina Bueno mi canta nelle orecchie addio compagni evviva la libertà e penso a quella cella piccola dove un uomo dipingeva cubismi e leggeva filosofi, dove gli si sono sciupati gli occhi e dalla quale si esce solo se ci si taglia la pelle a fondo. E poi un concerto di Guccini, un falso Mirò in fondo al refettorio. Sì, sotto c'è questa roba, è il terrorismo tascabile e forse è proprio arrivato il momento in cui va tirato fuori dalla saccoccia e lasciato da qualche parte. Disperderlo e metterci sopra un nuovo. E poi? E poi non so. Credo ci sia anche altro. Volterra. Alabastro, sicuramente. E i paesaggi lunari di Larderello? No, no, c'è altro. NOF4, ad esempio. C'è il buio nella mente, San Salvi. C'era roba mia insomma, mia soltanto. 





E allora catartica, spinacea, boccastretta, nasoaipsilon, sono andata. E mi sono affacciata soltanto, ho girellato incerta. E non ho trovato niente di quel che pensavo.

Oggi riapro il blog mentre bevo il caffè e rivedo questa bozza. Sono in ufficio ad aspettare il corriere e a inserire clienti in anagrafica, piove e ho addosso parecchi più strati se ripenso a quel giorno lì e in mezzo ci sono state cose. Tante. Molte facce, viaggi, moltissime parole, qualche separazione. Quel giorno lì non ho trovato niente di quel che pensavo e credo di averci lasciato un bel po' di cose tra quei padiglioni. Come aver fatto una muta. Camminare sotto quel sole bollente, sentire la differenza tra il cercare la storia e il cercare la terra, vedere la bellezza di ciò che svanisce, decrepito, per lasciare libero il posto che serve al nuovo. Volterra, voltaterra. La terra, domenica, sulle nocciole da togliere dal fango, nascoste tra le foglie delle fragole. Lumache, schienarotta, fieno e polvere. Pioggia che non passa tra gli alberi. Non mi ricordavo di aver scritto di quella giornata a Volterra, un trancio di pizza per non svenire, lo struscio dei turisti accaldati e svaporati in infradito. E' stato come lasciarci le parole scritte, di fronte a quella chiesetta chiusa dall'inferriata. Ci hanno messo del tempo, ma forse son tornate, come i vani abbandonati che stoici ritrovano la casa. Un amico mi parla di monete false e di rami da tagliare. Non so se ho tagliato rami, credo piuttosto che siano marciti e siano caduti da soli, inutili, sterili e prosciugati. Tagliare i rami richiede tempo e cura e fatica ed equilibrio, che bisogna far sì che non si sbilanci il tutto. Io mi son solo trovata senza, e non ho neanche patito troppo. Ora chiudo l'estate e vedo di tornare presente a ogni cosa. Almeno, ci provo.

sabato 9 luglio 2011

Luci.


Fuori: luglio, afa, sole accecante, estate, asfalto sciolto.
Dentro: un mondo come un'immagine di Edward Gorey.

Finirà.

domenica 25 luglio 2010

Sbarre.

Carceri del Piranesi


Succede a volte, per caso, nel camminare verso un punto, magari proprio mentre sei lì che trascini i piedi e ti pesano le gambe, lì che ti senti sfrittellato e stracco, un cencino molle abbandonato, una robina smunta, ferma, senza più un vento sul viso, nell'immobilità e vieppiù ti rammollisci nel considerare quella strada che lì ti sembra niente, ti scoraggi, ti deprimi, ti imbarbarisci, dicevo che a volte succede, come per magilla, di imbattersi in quelle che riconosci essere carceri possenti. E di vedere oltre quei paletti e quelle sbarre, il poco spazio concesso a chi se ne sta lì e il colorito grigio di chi se ne sta dentro. E ci sei già passato, ed è passato il tempo e quelle facce sempre lì rimangono, non osano muovere un passo, avrebbero potuto magari alzare gli occhi, arrampicarsi, vedere cosa poteva esserci oltre. Invece se ne stanno ancora lì. Forse perché così gli han detto che deve essere, che l'uomo è il lupo dell'uomo e siamo tutti cattivi, siamo tutti dei brutti stronzi e ci rubiamo i giocattoli. E ti verrebbe di provare a dir qualcosa, ma poi capisci che non sono prigionieri di qualcuno ma di se stessi o forse di un nulla, una nebbia spessa. E allora se ne stanno lì, protetti dalle sbarre, soffocati. Fanno cose, vedono gente. Ma restan sempre lì dietro. E quando qualcuno passa allegro sgonnellando, gli sputano addosso attraverso le sbarre. Realizzato questo puoi fare un passo indietro, allontanarti. Al macero l'assistenza, si arrangino. Poveri bischeri. Sembra sia sempre colpa di quegli altri, a tenere gli occhi chiusi. E tutto questo mica dà gioia, non c'é soddisfazione, e non solo perché quegli sputi te li prendi, te li sei presi. E' proprio lo spettacolo di certe celle che è così deprimente che non ti rallegri neppure di sentirtene fuori. No. Ti cala addosso una pesantezza, come se di tra le sbarre quelle mani ti chiamassero. Però. Però se sei riuscito a fare un passo indietro, anche solo per toglierti da quella vista, la forza magnetica si affievolisce e ti viene come un'energia, un qualche cosa che sale su da qualche parte e che ti fa guardare oltre, verso quel punto dove cercavi di andare. E riprendi il cammino e affretti pure il passo.

lunedì 24 maggio 2010

Momenti.

Friedensreich Hunderwasser

Al momento ho una vita abbastanza così, nel senso di bella, nel senso di caotica, nel senso di colorata. Cerco di dormire il possibile, mi incasino parecchio i vestiti, salto spesso i pranzi. C'é tanta roba mai vissuta, incontri spiazzanti, immagini mai trovate prima e punti di vista in movimento. Il pomodoro elettrico revisionato è una goduria e nella notte calda mi investe il profumo di gardenie. Sul balcone grappoli di rose bianche e un muro di gelsomino fiorito, la mentastenta e un vaso di basilico per i pomodori a venire. Inizia il sole, c'é caldo, la luce è nuova. Diventa tempo di vita all'aperto, accoglienze permettendo. Arranco le giornate, la busta coi contratti buttata sul tavolo ancora da aprire. Domani, domani il contratto, adesso io. Poi nella notte sul marciapiede giallo di lampione strisciano le blatte, nere e veloci, lucide come onici. Tempo di dormire.

sabato 22 agosto 2009

Svolte.

Entrare in msn e non essere contattati da nessuno per venti minuti quando si riusciva a passarci in scioltezza nottate intere forse qualcosa significa.