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domenica 8 agosto 2010

(Ri)Live.



La chiusura della festa Avanti popolo era da non perdere. Anzi. Il concerto, che la festa alla Fortezza in sé ha del patetico, ogni anno di più. Banchini di cianfrusaglie e paccottiglia, odore di bomboloni a zaffate. Seduti a sbafare frittura e ad assorbire puzzi di mangiari vari (dalla grigliata argentina ci investivano delle vere e proprie nuvole di fumo grasso gustosissimo), abbiamo ingollato mojitos e birra trascurando gli amici. Era una serata labronica, ma per disguidi c'era anche Gazzé che rifaceva i Genesis. Per stanchezza e per una certa intolleranza aspie ai volumi troppo alti abbiamo disertato e a furia di chiacchiere e aneddoti e amarcord quando ci siamo schiodati ormai Gazzé era probabilmente già verso l'uscita del casello autostradale e siamo infilati in questa Bella Livorno, che i Virginiana Miller erano già un pezzo avanti. Poi è arrivato Bobo. E poi è tornata Nada. Meravigliosa Nada che balla sulla Marmellata, con aria da bambina e poi pare invecchiare 20 anni mentre duettano e ci regalano Ciampi e il cuore lasciato sul porto di Livorno. Bobo é signore e sparisce mentre Nada canta, da solo fa il solito casino, cazzeggia, trascina, gioca e bercia, fuori dal palco si nasconde con trucchi da opossum e rifugge qualsiasi contatto anche visivo, ma secondo me va sempre a migliorare, magari prima o poi la smette di suicidarsi. A fine serata i piedi a pezzi e il collo torto di troppi spilungoni davanti attraversare i viali ma pensare al Pontino.

giovedì 7 gennaio 2010

Madame Sitrì.



Che vai a vedere Bobo Rondelli e ti trovi a passare da Gianni Rodari a Lou Reed transitando per Tom Waits e Frank Sinatra. E in mezzo c'é il Pontino, la storica carbonara di mare di Giovanni e il bianco frizzante, ci sono i pittori dentro ai casini dell'Ardenza, il lungo viale d'Antignano e una mattinata passata nella cucina di una donna rimasta sola con il suo dolore, ci sono i sabati pomeriggi a prendere il caffé dall'Annetta, cartoline stile bauhaus appese sul muro, la ringhiera rotta riaggiustata alla meglio e quell'intaglio cervellotico su modello di Escher, c'é Vitaliano, in mezzo alle sue ballerine in bronzo, snelle e seducenti e i suoi disegni immensi a penna bic, e il pensatore, e dunque ritornano, sfocate, tristi maschere di carnevale che sfilano sulla terrazza Mascagni, c'é una giornata a strasciconi verso l'alto, intorno alla Madonna di Montenero e una serata tra i canali a cercare il ristorante migliore della città. E Bobo, tra la marmellata e l'ultima danza e poi risate più o meno amare e malcelate dolcezze, fragilità, pesantezze infinite, guizzi picareschi. Mi manca, Livorno. E' sempre stato uno strano altrove fatto di immagini che si mescolano e confondono musiche, colori, personaggi, suoni, film, fumetti e vissuto non vissuto. Fuori piove, l'Arno gonfia, da qualche parte si riflettono le stelle.

giovedì 10 dicembre 2009

Loop.



La marmellata, Bobo Rondelli

E' stupido, un video nero. Ne avevo trovato un altro, ma ho preferito questo. Perché chiudendo gli occhi si vede tutto, secondo me. Ognuno ha dentro immagini di cortili, suoni di vecchie conte e filastrocche, pomeriggi infiniti e merende, giochi e sole e vacanza, corse con la bocca piena, odore di erba e piante aspre, fiori spappati, ginocchia sbucciate, biciclette, sangue ciucciato, rincorse, pugni e graffi e zuffe e suoni di campane e voci di mamme dalla finestra che urlano che è ora di rientrare. Questa l'ho scoperta guardando il film-documentario di Virzì, dove Rondelli la canta al tavolino di un posto sul porto insieme a Nada che fuma il toscano. E sono belli, due ragazzini terribili. Ascolto e riascolto il pezzo, mi godo i pennarelli punta 0.1 e poi fotografo disegnini buffi da mandare per email. Non posso nemmeno canticchiare, sono marcia e senza fiato. Stringo il mio sassolino bianco, penso ad altri due ragazzini terribili e corro felice come quando fischiavo via lontano dai giorni della scuola...