giovedì 4 giugno 2009

Digestione lenta.

La sghemba Lizbeth che se ne va di sbieco rasente al muro o zoppica dolorante stroncata da una bestia ha continuato a scavare per conto suo. Troppo spesso scatta un meccanismo subdolo e pericoloso nella donna che subisce violenza che la porta a pensare di aver "cercato" quel che le è successo, di averlo provocato. E lì la propria femminilità va a farsi benedire. Si attua una sorta di autopunizione, uno sparire, un negarsi. Si fa fuori la propria natura donnesca mascherandosi. Infagottarsi, stragiarsi i capelli, tatuarsi, agghindarsi di orpelli. Forse dopo aver subito la qualunque da un uomo per una donna la vera vittoria non è trovare la freddezza di lasciar bruciare un pazzo criminale e sadico, quella forse è rivalsa o vendetta, ma la vera vittoria è gettare la maschera androgina e riaffermarsi in calza velata e tacco otto. Quello sì che è davvero più duro. Ma queste sono considerazioni su casi estremi visti al cinema. La violenza dell'uomo sulla donna è anche altro e meno eclatante. Ci sono in giro molte più bestie di quante si immaginino, dietro al loro sorriso ipocrita nascondono i canini del vampiro e agiscono in piccolo, una succhiatina ogni tanto. Salassi di vitalità, stoccate tremende, talvolta un lavorìo sotterraneo. Mi fanno dispiacere quelle donne che soccombono. Che imparano a loro volta la violenza e per non essere schiacciate schiacciano e annullano, come se fosse l'unica via e si ritrovano insoddisfatte e invidiose. Leggo in giro delle robe che denotano cervelli piatti come fotocopie di intestini e rabbrividisco. Se chiudo gli occhi mi vedo sempre così, avvolta nel caldo abbraccio rosso, felice, bella.

2 commenti:

  1. Dante A. Ristori5 giugno 2009 14:50

    La sghemba Lizbeth, salassi di vitalità, fotocopie di interstini, ll caldo abbraccio rosso...
    Come mi garba il tuo coté letterario! :)

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  2. Uhm. Considerato il livello potremmo forse anche parlare di pavé letterario ;)

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