domenica 15 aprile 2012

Centri.


Viene un amico a trovarmi e mi racconta di un incontro a cui non ho potuto partecipare. Mi dice che nel pubblico a un tratto uno spettatore si è lagnato dicendo che adesso, con la crisi, taglieranno la cultura. E che ha dovuto trattenersi dal suo vizio di ribaltargli le parole (e il pensiero, aggiungo io dentro di me) dicendogli che è per via di una crisi culturale che si è arrivati qui. Io ascolto, non faccio caso lì per lì, poi come un germoglio che mette fuori il capino, spunta fuori questo ricordo di lui che parla seduto sul mio sgabello mentre ricopio gli appunti. Spunta da una frase che ritrovo tra i fogli che dice Il mondo assomiglia sempre più a un paese e quel paese assomiglia sempre più a Ikea. Lo ha detto il signor Kamprad, fondatore di Ikea. Come per un effetto slavina ripercorro tutto la lezione di marketing, cinque ore di bollitura che mi hanno lasciato stesa e le tappe in soldoni dell'andamento del mercato. Mi trovo ad appuntare parole mai sentite che verbalizzano comportamenti con cui mi sono approcciata per anni. Nella prima settimana di lezione è stato interessante vedere le diverse sfumature. Collegare da dove provengono i docenti e come e cosa riescono a far passare i messaggi. E così in un'altalena si passa dall'ottimismo pratico della promozione alla strisciante pesantezza di quello che si accumula in un centro per l'impiego. La mia avventura kafkiana al centro per l'impiego non l'ho mai messa in parole. Mi dispiaceva fotografare quella sensazione lì, metter nero su bianco un senso di impotenza e inutilità. Poi c'è di bello che sto in treno, parecchio, e ho in borsa Fight Club. Boicottaggio e rabbia e nichilismo. In queste ondate che si alternano cerco di mantenermi salda. Anche se mentre prendo appunti davvero mi sembra di staccarmi dalla mia identità e vagare. Io faccio le cose, io con tutte queste teorie in giacca e cravatta che c'entro? Io che faccio un prodotto di alta qualità e vedo da anni che non ha più alcun valore perché ormai prevale la "profittabilità", il servizio... ma dove voglio andare? Ormai a nessuno interessa la merce, tutti hanno tutto, menche meno la qualità, vogliono solo il brand e comprare in posti fighi per sentirsi importanti e amen. Fa bene il mio amico ceramista quando dice io coi piatti non ci campo, io vendo il rapporto umano. Non dirlo così, maschera un poco, dì che offri un servizio, fa meno brutto. In tutto questo brancolo e ondeggio, barcollo, mi trovo su una poltroncina rossa in seconda fila e i Kimera Teatro mi sparano un Metodo Grönholm da paura. Un gioco al massacro per un posto di lavoro. Multinazionali, miserie, strategie. E' come una montagna russa. Ma bisogna essere multitasking e trovare un centro. E allora sto centrata. Sto centrata mentre il treno passa accanto a una bara e a un tipo che con un sacco nero raccoglie i pezzi di un disoccupato. Sto centrata mentre sfoglio i disegni bellissimi da incorniciare. Sto centrata mentre scartabello referti medici. Sto centrata mentre sbatacchio le basi dei candelieri da rendere vecchie come la parte soprastante. Sto centrata mentre mi tirano dentro a progetti di giornate folli mentre avevo appena pensato che con il 22 Aprile si sarebbe chiuso tutto. Invece no, bisogna già pensare a maggio a quanto pare.

13 commenti:

  1. vendere rapporti umani...non so perche', ma mi ci sento dentro.

    RispondiElimina
  2. Tu??? E io che pensavo tu fossi in uno dei pochi campi dove conta solo la competenza!!!

    RispondiElimina
  3. un giorno parliamo dei lavori veramente ma veramente necessari :D

    RispondiElimina
  4. E' per una crisi culturale che viviamo tutto questo, sì sono d'accordo. Ma questo avviene quando la cultura viene vissuta come fosse una cosa da visitare in un museo.
    La cultura è un fatto politico e la nostra "cultura" è quasi sempre legata al mercato, perdendo così quello che la fa vivere e rinnovare. Dovremmo lavorare per un nuovo umanesimo.
    :-*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi hai dato spunto per una cosina. :*

      (come sempre)

      Elimina
  5. Ciao! Non so nemmeno da dove arrivo, ma mi ha attratta il nome, Ladoratrice, visto che ho appena imparato la doratura a guazzo. E' un piacere conoscerti!

    RispondiElimina
  6. Ma che meraviglia!! Bravissima!! Benvenuta! Anzi, benvenuta collega :)

    RispondiElimina
  7. Io ti trovo sempre, e sempre più...luccicante. Un termine che non usavo da anni e che grazie alle tue dorature è tornato a galla.
    Sei forte. E brava. E ogni volte mi sai stupire.
    Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Monica! Io in questo momento non mi vedo per niente luccicante. o almeno... mi sembro i fuochi d'artificio che PIM! PUM! PEM! fanno un gran casino e poi piiiiiiiiiiiiii si spengono e spariscono. E poi di nuovo PIM PAM PUM tutti diversi... e poi piiiiiiiiiiiiiii

      spero che non arrivino i tre botti finali come fan sempre qua a San Giovanni.CHe quando sparan quei tre botti è ora di andare a casa :)))))

      Elimina
  8. ...quanto mi suonano familiari le tue parole...e non solo per lo stesso tratto,lo stesso treno,lo stesso percorso formativo (alla mia certa..) ma perchè meglio non potevi descrivere la matassa ancora ingarbugliata di sensazioni e pensieri..gli stessi che hai avuto tu!!
    In questo "global paese" detto Ikea... Letizia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Noi saremo quelle che ribalteranno l'Ikea! Glocal! Handmade! Made in Italy! Abbasso Kamprad. Ovvia.

      Elimina
    2. Questo è lo spirito, ragazza!
      (PS: Il post non ho finito di leggerlo. tornerò)

      Elimina