domenica 30 gennaio 2011

Poesia.

Scultura di Marcello Giannozzi

Passo di fretta e appoggio le cose che escono dalla lunga borsa di tela. Gli asciugamani puliti, il camice stirato, le tisane, i fermatende. Annaffio le piante, riinfilo i guanti, riagguanto il casco, riparto. Sul viso il freddo di qualche puntino gelido. Forse neve, forse ghiaccio. Poi è rumore di pneumatici sulla pioggia mentre provo a scaldarmi sotto al piumone. Dormo molto, ho spesso freddo, mi stanco in fretta. Sarà per questo che uso parole di altri.


La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.

In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.

Wislawa Szymborska

4 commenti:

  1. sempre grande Wis, ogni volta mi piace.
    a noi è concessa l'idiozia complessa. (credo)

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  2. Bellissima. Ma la mia opinione già la sapevi.

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